(RE)START UP ITALY – Il Panorama delle Start up Innovative in Italia

October 25, 2018 | no responses | 94

Con il Decreto-legge 179 del 2012 (Start-up Act) è stata introdotta ufficialmente in Italia la definizione di startup innovativa (ISUP), un forma di nuova imprenditoria che mostra un’elevata capacità di innovazione ma che presenta caratteristiche a tratti problematiche come il ritardo della commercializzazione dei prodotti e il maggior peso delle attività immateriali.

Con questo sono state introdotte per le nuove start-up  italiane  una serie di agevolazioni e di sgravi con l’obiettivo di rendere il tessuto produttivo italiano un ambiente più ospitale a questi nuovi modelli di impresa (semplificazione amministrativa, agevolazioni fiscali, diritto fallimentare…).

Da allora il settore è sempre stato in salita e il numero di start up è cresciuto notevolmente.
Secondo il Mise, le aziende iscritte alla sezione speciale del registro delle imprese sono salite a 9.396: 499 aziende cioè un 5,9% in più rispetto a fine marzo 2018.
Dal rapporto realizzato dall’OCSE in collaborazione con la Banca d’Italia emerge un dato positivo sull’impatto dello “Startup Act” italiano sulle stesse imprese beneficiarie (scrive il Mise): “il valore aggiunto e asset materiali e immateriali delle startup innovative sono di circa il 10-15% più elevati rispetto alle imprese con caratteristiche simili che non hanno beneficiato delle misure o che ne hanno fruito in una fase successiva.”
Il settore preferito dal modello start-up in Italia è quello della produzione di servizi per le imprese (circa 72%), nello specifico il campo informatico e ricerca e sviluppo, il maggior numero di start-up si trova in Lombardia (2.286), seguita da Lazio (980), Emilia Romagna (906) e Veneto. Spicca il Trentino-Alto Adige per l’incidenza di startup innovative.
Questo modello così fibrillante ha generato nel un numero complessivo di soci e addetti pari a 48.965 unità, con un incremento del 34,1% sull’anno precedente.

Tutto ciò è solo per offrire uno sguardo d’insieme sulle misure effettive apportate dallo Start-up act, che ha infatti generato un impatto molto positivo sulle imprese beneficiarie.

D’altro canto sono ancora in tanti gli scettici riguardo ai dati sulla crescita italiana in ambito start-up innovative; dati che se paragonati al resto dei paesi europei evidenziano come il Bel Paese rimanga sempre lento e lo scarto con le altre grandi potenze sia sempre ampio.
Mancano infatti investimenti che spingano realmente questa crescita; questo è quanto emerge dallo “Startup Day”, organizzato da Agi con l’obiettivo di osservare il panorama delle aziende che muovono l’innovazione; questo quadro purtroppo non risulta essere positivo, dato che l’Italia è «alle spalle di Portogallo e Grecia per funding di innovazione. […] Nel quinquennio 2012-2017 mentre l’Europa è al +40%, in Italia il resumé segna -40%»

Giancarlo Rocchietti, fondatore di Euphon e membro del Club degli Investitori, ha suggerito in questa sede un fondo di garanzia che possa coprire fino all’80% del capitale investito, per ridurre il rischio che tende frenare principalmente le grandi imprese rispetto alle PMI: «È incomprensibile come le grandi aziende investono così poco in innovazione in Italia, forse gli incentivi fiscali non bastano».
C’è chi dice che bisogna puntare su pochi ma buoni, e che i fondi per gli investimenti non mancano affatto ma che tardano, o che sono indirizzati all’estero.
«Equiparare le startup alle PMI anche dal punto di vista delle detrazioni fiscali per le acquisizioni» dice Marco Bicocchi Picchi che sostiene sia un problema culturale.
Considerando poi la questione del rischio iniziale si fa ancora fatica a trovare investitori in Italia; fattore che insieme alle barriere dei costi di partenza – solitamente si aggirano tre i 10 e i 20 – incide gravemente sul buon esito del lancio di un’azienda.
Tuttavia le soluzioni per crescere la propria impresa start up in Italia ci sono. Uno dei metodi più in voga per autofinanziare la propria azienda è il cosiddetto equity crowdfunding, che punta alla ricerca di finanziatori sul web.

In questo contesto, non bisogna abbandonare a prescindere il proprio progetto di start-up ma é importante trovare le giuste strategie di crescita e riuscire ad individuare il target mirato per il proprio business per ottimizzare le proprie risorse al meglio.

Nonostante fare impresa all’estero o trasferire la propria start up possa sembrare la strada più liscia, la soluzione è guardare con lungimiranza al panorama economico italiano e sostenere questa tendenza positiva affinché si registri nel medio lungo termine un cambio davvero radicale e un conseguente terreno fertile per le start-up italiane, nuovi modelli di imprenditoria del futuro.

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